Cresce in Italia il ricorso dei Comuni al PPP: da IFEL dati e tendenze

Presentato a Roma uno studio della Fondazione

«L’intenzione di rivedere il Codice degli Appalti, fornendo supporto alle amministrazioni è un’ottima idea. Per realizzarla, però, bisogna avere in testa non solo le poche grandi opere, ma le migliaia di operazioni locali in grado, nel loro insieme, di muovere il Paese». Così il presidente della Fondazione IFEL, nonché sindaco di Ascoli, Guido Castelli, intervenuto al convegno dal titolo “La dimensione nazionale e comunale del Partenariato pubblico privato”, svoltosi a Roma, l’altro giorno, durante cui è stato presentato uno studio sul tema realizzato da IFEL.
La nuova edizione del volume aggiorna i principali numeri del mercato del PPP forniti dall’Osservatorio nazionale sul Partenariato pubblico privato, anche al confronto con l’evoluzione dei bandi di gara relativi al complesso delle opere pubbliche. L’esposizione dell’evoluzione della normativa che ha interessato la disciplina dei contratti pubblici per opere e servizi è accompagnata da una ricognizione delle modalità di contabilizzazione dei PPP alla luce dei vincoli di finanza pubblica. Il primo capitolo effettua una panoramica delle caratteristiche fondamentali degli istituti di PPP definiti dal Codice dei contratti pubblici; il secondo, si focalizza sulle corrette modalità di contabilizzazione dei PPP nei bilanci comunali. Il terzo, fornisce un quadro d’insieme del mercato del PPP: il trend dei bandi di gara e delle aggiudicazioni dal 2002 al 2017, in termini sia di numero che di importi, i principali settori di intervento, le procedure utilizzate, i tempi medi di aggiudicazione. Il quarto Capitolo è dedicato all’analisi delle sole procedure di partenariato pubblico privato attivate dai comuni. Questa edizione è stata arricchita con due Focus specifici dedicati ai settori più rilevanti per i Comuni: quello energetico, il 33% degli importi dei bandi dei comuni e quello dell’impiantistica sportiva che, in termini di numero rappresenta il 25% del totale dei bandi con comuni committenti.
«Il Patto di stabilità interno prima e oggi l’eccessiva complessità che si scarica sugli enti locali che intendono avviare interventi con sempre meno dipendenti e sempre meno aggiornati, a causa dei tortuosi labirinti che dominano la pubblica amministrazione, ha generato – ha aggiunto Castelli – forti ritardi infrastrutturali. Le forme di cooperazione tra pubblico e privato possono, tuttavia, offrire alle comunità locali una via d’uscita dalle secche della crisi, che ha generato una riduzione drastica degli investimenti». I dati parlano chiaro: i Comuni, soprattutto maggiori, ricorrono sempre più spesso, al modello del PPP. Tra il 2002 e il 2017, su un totale di oltre 30mila bandi di gara PPP registrati, l’81 per cento è in capo ai Comuni per un valore pari a 35 miliardi di euro, il 39% dell’intero mercato PPP. Mentre il 67 per cento dei Comuni ha attivato almeno una iniziativa di partenariato pubblico privato sempre nel periodo 2002-2017.
«Le amministrazioni pubbliche – ha proseguito il presidente della fondazione IFEL – hanno la possibilità di incrementare il proprio patrimonio di know how che produce professionalizzazione dell’intervento pubblico. Ciò produce maggiore garanzia di realizzazione nei modi e nei tempi concordati e di gestione efficiente dell’opera o del servizio. Infine, le partnership pubblico private-dovrebbero agire da moltiplicatore sia delle risorse a disposizione sia dell’efficienza del loro impiego». Non mancano però, rischi e criticità nel ricorso a questo strumento. I ritardi, i contenziosi e l’instabilità politica e programmatica possono, nell’uso di strumenti di investimento quali il PPP incrementare i costi o rendere non più conveniente l’iniziativa e determinarne anche il fallimento. Vi potrebbe essere, inoltre, come punto di criticità lo squilibrio nell’allocazione dei rischi tra partner pubblico e privato. Per affrontare tali criticità potrebbe essere utile, allora produrre in futuro strumenti standardizzati, bandi e contratti-tipo, produrre e incentivare procedure e linee-guida per favorire una corretta applicazione anche alle dimensioni più piccole.