La Prefettura attende il giudizio di merito di Palazzo Spada
La dichiarazione di dissesto finanziario potrebbe costar caro al sindaco di Castel Morrone, borgo di 2mila anime nel casertano. La Quinta sezione del Consiglio di Stato ha emesso un’importante ordinanza che irrompe nella vicenda giudiziaria legata all’approvazione del bilancio stabilmente riequilibrato.
Cristoforo Villano e i consiglieri di maggioranza si erano difesi al Tar di Napoli, che in primo grado ha dato ragione ai consiglieri di minoranza (Antonio Riello, Gianfranco Della Valle, Ferdinando Riello, Marco Chirico, Michele Funaro e Vincenzo Freniti). Il Tar ha ritenuto che l’organo consiliare non sia più legittimato a operare, rilevando che il rapporto fiduciario con i cittadini è ormai venuto meno e che lo scioglimento è un atto dovuto, a tutela dell’autonomia amministrativa e dell’interesse pubblico.
Il fulcro della lite riguarda il mancato rispetto del termine previsto dalla legge per l’approvazione del bilancio stabilmente riequilibrato da parte degli enti locali. Nel caso di specie, il bilancio stabilmente riequilibrato andava presentato entro il 4 dicembre 2024, mentre il Consiglio lo ha approvato solo il 18 gennaio 2025. Sotto accusa anche il ruolo della Prefettura, la quale, nel diffidare il Comune, avrebbe concesso 20 giorni “salvifici” alla compagine di governo.
La Corte Costituzionale, con la sentenza 91 del 2025, ha ribadito che la mancata approvazione nei termini integra l’ipotesi di scioglimento del Consiglio (art. 141, c. 1, lett. a, TUEL) e che, di conseguenza, l’approvazione del bilancio riequilibrato oltre i termini comporti l’illegittimità degli atti successivi. Dopo aver esaminato le carte, i giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto che le contestazioni sollevate dagli appellanti non fossero supportate dal necessario “fumus” di fondatezza. Pertanto, hanno deciso di rigettare la domanda cautelare, lasciando in vigore la decisione del tribunale di primo grado.
Dopo la sentenza del Tar, lo scorso luglio, la minoranza aveva inviato una comunicazione alla prefetta di Caserta Lucia Volpe per far eseguire l’ordinanza del Tar e sciogliere il Consiglio. Secondo la Prefettura, però, un eventuale scioglimento in fase cautelare porterebbe a situazioni di difficile gestione e grave incertezza giuridica; l’annullamento della sentenza di prime cure in appello farebbe venir meno i presupposti del DPR di scioglimento e vanificherebbe le eventuali elezioni nel frattempo indette.
Insomma, la minoranza deve aspettare.
Tisma
