Chi è Danilo Toninelli, nuovo ministro delle Infrastrutture

Dalle assicurazioni alla politica, passando per l'Arma

 di Claudio Lombardi

Ortodossia e pragmatismo.
Danilo Toninelli è il nuovo ministro delle Infrastrutture. Neanche mezz’ora prima dell’uscita del premier Giuseppe Conte dal colloquio con Sergio Matterella al Quirinale, molti tra gli stessi parlamentari del Movimento erano convinti che al Mit sarebbe andato Mauro Coltorti: un geologo, professore universitario con un curriculum infinito e un’attenzione alle tematiche ambientali, che avevano spinto Luigi Di Maio, in campagna elettorale, a inserirlo nella lista di ministri prevoto. Poi, però, l’ha spuntata Toninelli. Per lui un ministero delicato, vero banco di brova dell’intesa con la Lega, per il quale è stata in lizza anche la collega Laura Castelli, affondata dal mail-gate in casa 5S.

Il commento su Facebook
«Finalmente nasce il Governo del cambiamento. Sarà una grandissima sfida, in cui daremo tutto noi stessi, senza mollare mai. Grazie a tutti coloro che ci sono stati accanto in questi anni. Grazie a Maruska che, per prima, ha accettato questo mio impegno senza battere ciglio. Grazie a Beppe per il miracolo che ha fatto. Grazie a Gianroberto, che di certo aveva già previsto tutto! E grazie Luigi per l'immenso lavoro e il grande risultato ottenuto. Ora tocca a noi e faremo di tutto per non deludervi. Forza!».

Chi è Danilo Toninelli
Dna a 5 Stelle per un profilo politico: Danilo Toninelli, classe 1974, nato a Soresina, in provincia di Cremona, liceo scientifico a Manerbio e laurea in Giurisprudenza a Brescia. Residente a Castelleone, approda alla guida del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con una mossa dell’ultim’ora, dopo un percorso personale tutto in crescita nel M5S. Dal 1999 al 2001, ufficiale di complemento dell’Arma dei Carabinieri, poi ispettore assicurativo dal 2002 al 2013 a Bergamo e Brescia, è attivista del M5s dal 2009. Prima di approdare in Parlamento si era già candidato due volte nella sua regione senza essere eletto: alle Regionali della Lombardia nel 2010 e alle Comunali nel 2012 a Crema (prese 9 preferenze). Al secondo mandato, nella precedente legislatura è stato membro della Giunta per il regolamento e uomo-chiave dei Movimento in commissione Affari costituzionali di Montecitorio, di cui è stato vicepresidente. Eletto quest’anno in Lombardia, passa al Senato, dove è oggi il capogruppo. Ed è per questo ruolo che, nelle ultime settimane, ha affiancato Luigi Di Maio nelle consultazioni al Quirinale per la formazione del nuovo governo.

La missione: più poteri all’Anac
Il potenziamento dell’Anac è una delle proposte meglio definite nel contratto di governo siglato da Luigi di Maio del Movimento 5 Stelle e da Mattero Salvini della Lega. Il proposito è contenuto nel capitolo dedicato alla lotta alla corruzione, in cui il conferimento dei “superpoteri” all’Autorità di Raffaele Cantone è presentato come un passaggio chiave, accanto alla definizione di «una severa ed incisiva legislazione anticorruzione». Lo scopo è «consentire un rilevante recupero di risorse indebitamente sottratte allo Stato e, nel contempo, rilanciare la competitività del Paese». La strategia sarebbe volta a favorire «una reale concorrenza nel settore privato» di cui dovrebbero beneficiare in particolare «le piccole e medie imprese». Tra le misure indicate, l’aumento delle pene, il Daspo per corrotti e corruttori, l’introduzione della figura dell'agente sotto copertura e, in presenza di elementi probanti, dell’“agente provocatore”, per favorire l'emersione dei fenomeni corruttivi nella Pubblica amministrazione». L’idea del provocatore, si sa, piace molto dall’ex pm di “Mani pulite” Piercamillo Davigo, mentre crea perplessità proprio in Cantone.
Si vedrà!