Edoardo Leo, mirabolante narratore al Belvedere di San Leucio

Edoardo Leo, mirabolante narratore al Belvedere di San Leucio

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L’attore ha proposto al pubblico casertano un viaggio nell’arte del racconto

«Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla». Forse, Alessandro Baricco quando ha scritto questa frase in “Novecento” non pensava ad Edoardo Leo; eppure, l’attore romano la incarna alla perfezione. E lo ha dimostrato ieri sera al magnifico Belvedere di San Leucio, ospite della rassegna “Un’estate da Belvedere”, regalando al pubblico una serata indimenticabile all’insegna della parola e delle emozioni.

Il suo spettacolo, “Ti racconto una storia”, è più di un monologo teatrale, è un vero e proprio viaggio nell’arte del narrare, un genere che Leo domina con maestria e una disarmante autenticità. Ha iniziato con un aneddoto personale, parlando del nonno, Francesco, detto “Checco”. «Un contadino di Viterbo, un uomo umile e ignorante – ha rivelato, divertito, con quel suo fare schietto e coinvolgente –; con una vita semplice ma piena di avventure da narrare». L’attore ha subito sottolineato come ciascuna delle vicende che aveva sentito dal nonno fosse romanzata, «perché ogni storia è una sceneggiatura», o meglio, come sosteneva lo scrittore Gabriel García Márquez: «La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla». Un concetto che è diventato il filo conduttore dell’intera serata.

Accompagnato dalla chitarra “minimalista” di Jonis Bascir, che con discrezione ha saputo tessere un tappeto sonoro perfetto per le parole di Leo, l’attore si è addentrato con intelligenza e umorismo nelle diverse tipologie di racconto. Dall’aneddoto alla barzelletta, dal racconto scritto a quello orale, Leo ha dimostrato la versatilità e la potenza della narrazione, riuscendo a tenere il palco per un’ora e mezza con un ritmo incalzante, alternando momenti di pura ilarità a profonde riflessioni. Non è sfuggito il riferimento a Gaza («Ci sono guerre e ci sono stragi»). Il pubblico è stato trascinato in un vortice di risate e di introspezione, di divertimento e di momenti di commozione.

Uno dei passaggi più significativi della serata è stato quando Leo ha condiviso la sua visione sul potere salvifico dell’arte. «La musica, il teatro, la poesia, l’arte in generale – ha detto con la sua consueta empatia – ci aiutano a sentirci meno soli. Se ascoltiamo una canzone e pensiamo “sta parlando di me”, l’artista è riuscito a descrivere un’emozione che pensavamo fosse indescrivibile e a quell’emozione ci aggrappiamo per sentirci meglio». Un messaggio potente, che ha risuonato profondamente nella platea, confermando come l’arte sia un veicolo indispensabile per l’empatia e la connessione umana.

In un’epoca in cui la comunicazione è sempre più frammentata e superficiale, Edoardo Leo ci ricorda il valore intrinseco delle storie, la loro capacità di creare ponti, di farci riconoscere nell’altro e di elaborare le nostre stesse esperienze. La serata al Belvedere di San Leucio è una celebrazione dell’umanità attraverso la lente universale del racconto.

L’attore ha scelto di congedarsi con parole che sono una vera e propria dichiarazione d’amore per il suo mestiere: «Io mi chiamo Edoardo Leo e di mestiere racconto storie, ed è la cosa più bella che potesse capitarmi». Un finale che ha sigillato una serata all’insegna della bellezza e della verità, lasciando il pubblico con la consapevolezza che, finché ci saranno narratori come Edoardo Leo, le buone storie non smetteranno mai di salvarci.
Tisma

Tags: Gabriel García Márquez, Teatro, Alessandro Baricco